Anche tu navighi un mare

23.01.2020
di San Giovanni Crisostomo
Chiesa-Fede, Migrazione

San Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli e dottore della chiesa, è vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo. Il soprannome “crisostomo”, o bocca d’oro, gli fu dato a motivo del fascino suscitato dalla sua arte oratoria. Amato dal popolo e dai poveri, fu osteggiato dai potenti che vedevano in lui una minaccia per i loro privilegi e per questo fu esiliato due volte da Costantinopoli. Morì lungo il viaggio del suo secondo esilio, stremato dalle marce forzate. Riportiamo di seguito un testo di San Giovanni Crisostomo, che ci è sembrato particolarmente significativo per il momento storico nel quale ci troviamo. Il testo è ripreso anche nel libro “Odierai il prossimo tuo” del cardinale Matteo Maria Zuppi, dal sottotitolo: “Perché abbiamo dimenticato la fraternità. Riflessioni sulle paure del tempo presente”.

Così agiscono quelli che attraversano il mare grande e spazioso: se la loro nave viene sospinta da venti favorevoli, si allietano di tanta pace, ma se vedono da lontano un’altra imbarcazione in difficoltà, non trascurano la sfortuna di quegli estranei, badando solo al proprio utile: fermano la nave, gettano le ancore, calano le vele, lanciano tavole, gettano corde, affinché chi sta per essere sommerso dalle onde aggrappandosi a una di queste possa sfuggire il naufragio. Imita dunque anche tu i naviganti, o uomo; anche tu navighi un mare grande e spazioso; l’estensione della vita presente: un mare pieno di animali e pirati, pieno di scogli e picchi, un mare agitato da molti marosi e tempeste. E anche in questo mare molti spesso fanno naufragio. Quando dunque vedi qualche navigante che per qualche accidente diabolico sta per perdere il tesoro della sua salvezza, è agitato tra i flutti, sta per sommergersi, ferma la tua nave; anche se ti affretti altrove, preoccupati della sua salvezza, trascurando le tue cose. Chi sta per annegare non può ammettere dilazione o lentezza. Accorri dunque velocemente, strappalo subito dai flutti, metti tutto in movimento per tirarlo su dal profondo della rovina. Anche se mille occupazioni ti sollecitassero, nessuna ti sembri più necessaria della salvezza di un misero, se volessi differirla anche un poco, la violenta tempesta lo perderebbe. In queste disgrazie, dunque, è necessaria molta prontezza; molta prontezza e molta cura sollecita.
Ascolta come Paolo si preoccupa e sollecita molti altri, vedendo un uomo in pericolo di affogare. Dice: L’amore verso di lui perché quel tale non sia ingoiato da una tristezza esagerata (2Cor 2,7). Comanda dunque di porgere subito la mano, perché non succeda che, mentre noi indugiamo e dilazioniamo, quello non sia ingoiato dalla sventura. Siamo dunque pieni di premura verso i nostri fratelli. Questo è il punto principale della nostra vita cristiana, questo è il distintivo che non solo fa vedere la nostra realtà, ma anche corregge e purifica le nostre membra pervertite. Questa è la prova più grande della fede: Da questo infatti tutti conosceranno che siete miei discepoli - è detto - se vi amerete l’un l’altro (Gv 13,35). L’amore sincero si dimostra non mangiando insieme, non parlandosi alla buona, non lodandosi a parole, ma osservando e preoccupandosi di ciò che è utile al prossimo, sorreggendo chi è caduto, tendendo la mano a chi giace incurante della propria salvezza e cercando il bene del prossimo più del proprio. L’amore non guarda ai propri interessi, ma prima che ai propri guarda a quelli del prossimo, per vedere, attraverso quelli, i propri.

 

 

 

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