Sono una donna, una migrante
Pubblichiamo la testimonianza di Claudia, missionaria messicana che dopo diversi anni vissuti in Germania ha ricevuto un nuovo invio a Città del Messico: non un “ritorno” al suo paese di origine, ma un nuovo esodo di speranza in cammino con i migranti e i giovani.
Sono una donna, una migrante: non è stata la necessità del lavoro a farmi fare la valigia, ma anch’io sono stata costretta a partire per vivere la mia vocazione, per essere fedele a Dio, a me stessa (M. Grazia Luise, “Tu che ci porti”).
L’inizio della nostra storia di Missionarie Secolari Scalabriniane non è stato solo una risposta ad una necessità sociale, ma un sì all’amore totale e gratuito di Gesù che ci ha portato a lasciare la nostra terra e a partire con Lui, in esodo.
Ciò che ci muove non è solo fare qualcosa per i migranti, ma essere migranti con loro. In questo cammino, ci lasciamo guidare - ad ogni passo - dai segni di Dio per ciascuna di noi e dai segni dei tempi presenti nella società in cui viviamo.
In questi anni di vita missionaria ho avuto l’opportunità di fare diversi viaggi, sperimentando cosa significa partire e arrivare, a volte senza sapere per quanto tempo.
In preparazione ai voti perpetui, dal Messico sono andata a Stoccarda, in Germania, dove vive Adelia Firetti, la prima missionaria della nostra comunità. Per alcuni mesi non ho disfatto del tutto le valigie, perché pensavo che sarei tornata presto... Il mio soggiorno lì è durato quasi dodici anni.
Un primo sguardo
Il mio primo sguardo in questo nuovo paese è stato come quello di una turista di passaggio, piena di curiosità e sorpresa, molto interessata a conoscere la cultura del posto e ad ascoltare la lingua diversa. Osservavo la gente, le tradizioni, i paesaggi, la cura e l’ordine della città. Imparavo cose nuove e apprezzavo le persone e tutto il positivo che vedevo in loro.
Uno sguardo da dentro
Quando la permanenza in una terra nuova e sconosciuta si prolunga, inizia il tempo ordinario. È lì che si condivide la vita quotidiana, la ricerca di un lavoro, è lì che nascono le incomprensioni a causa della lingua e della cultura diverse e che si incontrano le difficoltà di integrazione. Emerge la differenza dell’altro.
Chi è straniero si trova svantaggiato, perché è in minoranza, non si allinea del tutto con gli altri e dipende da un permesso di soggiorno per restare. O si adegua, perdendo la ricchezza che porta con sé, o scopre il suo contributo diverso e unico alla nuova società. Conoscendolo dal di dentro, mi sono resa conto che anche un paese economicamente prospero presenta vari tipi di povertà.
Ho trovato, comunque, tante persone aperte e ospitali che, al di là delle differenze esterne, come il colore della pelle, e delle diversità di mentalità, cultura e religione, vedono l’altro come un essere umano, simile a loro.

Una convivenza possibile
Il periodo trascorso in Germania mi ha permesso di incontrare il mondo. La mia vita quotidiana si svolgeva in un ambiente multiculturale, a contatto con persone provenienti da paesi molto diversi e con situazioni di vita differenti (migranti e rifugiati, studenti internazionali, professionisti all’estero...). Con il passare del tempo, ho avuto la fortuna di incontrare persone autoctone molto sensibili e accoglienti, che facevano cadere gli stereotipi di cui sentivo parlare. Vivendo insieme, è cresciuta l’apertura reciproca, imparando a valorizzare la ricchezza di ogni persona e cultura. Le differenze non erano un motivo di separazione e ci sentivamo sempre più parte della stessa famiglia umana.
Durante gli incontri presso i Centri Internazionali “G.B. Scalabrini”, ho avuto l’opportunità di condividere con i giovani e le famiglie, migranti e non, i desideri più profondi del cuore, per sé stessi e per il mondo. Ascoltando le loro storie di vita, drammatiche per chi è rifugiato, sono stata testimone della forza e della speranza che Dio dona a chi confida in Lui. Nel loro volto avvertivo la presenza viva di Gesù straniero (cfr. Mt 25,35).
Sono stati questi incontri che mi hanno fatto guardare oltre la facciata e, approfondendo la visione profetica di San G.B. Scalabrini sulla migrazione, intravedere il progetto di Dio che si sta realizzando attraverso l’incontro di popoli diversi: la nuova Pentecoste dove tutti saremo uno in Cristo (cfr. Gal 3,28).
Ogni terra straniera è patria...
In questi anni, come su un telaio, si sono intrecciati legami di amicizia e di accoglienza reciproca, nella condivisione quotidiana con la mia comunità missionaria, con i rifugiati che mi hanno aperto le porte della loro vita, con i giovani migranti che hanno vissuto con me le gioie e i dolori del viaggio, con la gente del posto. Ho scoperto così che la casa - Heimat in tedesco -, la troviamo in questi legami di fraternità, nel camminare insieme, nel condividere il pane della vita e della fede.
... e ogni patria è terra straniera
Ora, dopo diversi anni, ho ricevuto un nuovo invio missionario per condividere la vita della mia comunità a Città del Messico. Per me non è solo un ritorno al mio luogo d’origine, è un inizio nuovo. Dio mi chiama ancora una volta a partire, a lasciare la mia patria, a continuare a camminare, come Abramo, confidando nella Sua promessa di fecondità: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” (Gen 15,5).
Anche se torno nel mio paese, molte cose sono cambiate, la situazione migratoria è diversa. Il Messico è diventato una sala d’attesa per coloro che cercano di raggiungere gli Stati Uniti, soprattutto centro e sudamericani, a cui si aggiungono i messicani sfollati interni a causa della criminalità organizzata. E ora il paese sta già sentendo le conseguenze delle politiche di espulsione dell’amministrazione Trump.
Di fronte al panorama di ingiustizie che ci sovrasta, non mancano segni concreti di solidarietà e fratellanza. Ho assistito a piccoli e grandi gesti di carità, nelle Case per Migranti, nelle parrocchie e da parte di tutti coloro che, lungo il percorso, cercano di alleviare il peso di chi è costretto ad emigrare.
In sintonia con loro, mi metto in cammino, migrante per vocazione, con la certezza che la meta del nostro viaggio è in Dio, unica nostra dimora.
Leggi l'articolo completo e altre esperienze: Rivista Sulle strade dell'esodo 2025 n.1 (link)
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