A chi mi ama mi manifesterò

30.01.2020
São Paulo (Brasile)
di Rita Bonassi
Testimonianza

Cosa ha significato per te, Rita, questa nuova partenza per il Brasile?
La proposta di un nuovo esodo in Brasile è stata per me una sorpresa inaspettata, proprio neanche lo pensavo. Ero già stata inviata come missionaria in Brasile, dove sono rimasta per trentasei anni, ma da tre anni vivevo la missione in Italia tra i migranti e i giovani, due anni a Roma e un anno a Milano. Questa proposta quindi è stata come una chiamata improvvisa nel mio quotidiano missionario e mi ha trovato in una normale disponibilità per un immediato sì di accoglienza al nuovo richiestomi da Dio, che mi ama.
 
Dove sei nata e cresciuta?
Sono nata e cresciuta a Bergamo. Prima di partire come missionaria ho lavorato a Milano per otto anni nella ditta di mio padre, che si occupava di importazione ed esportazione di prodotti siderurgici.

Come hai scoperto la Parola di Dio e che cosa ha cambiato nella tua vita?
L’ho scoperta in una ricerca esistenziale del senso da dare alla mia vita. Desideravo essere felice, vivere un grande amore gratuito, per sempre, e per me significava la scelta del matrimonio. Soffrivo nel vedere attorno a me tanti contrasti: ricchi e poveri, ingiustizie, emarginazioni, soprusi, distinzioni tra uomo e donna, mentre desideravo vivere aperta ad ogni persona, qualsiasi fosse, in pace con me stessa e con gli altri. Ancora adolescente, scontenta e confusa di fronte alla vita, ho smesso di frequentare la Chiesa, io che da piccola amavo molto il Signore e lo pregavo...

Il sogno di un amore vero, fedele, mi ac­com­­pa­­gnava negli anni... Mi piaceva mol­to leggere, leggevo tutto quello che mi capi­tava, e nel ricevere una Bibbia a fascicoli set­­ti­manali, cominciai a leggerla. Mi colpì, nel libro dell’Esodo, l’ostinatezza dell’amore di Dio con il suo popolo, nonostante le mor­mo­razioni e le stanchezze nel seguire il cammino che Egli indicava, specialmente un amore che perdona sempre, che ha fidu­cia nell’uomo e non smette di cercarlo per offrirgli una vita in pienezza. Lessi tutta la Bibbia, la rilessi, ne ero attratta, qualcosa si muoveva dentro di me a contatto con la Parola di Dio. Dal Vangelo intuii che misericordia e perdono davano gioia, e così un sabato pomeriggio, mentre passeggiavo tra i negozi con mia sorella, come spinta da un oltre, passando davanti ad una chiesa, volli entrare per ricevere il perdono nel sacramento della riconciliazione.

Mentre pregavo con la testa fra le mani dopo la confessione, una grande gioia come un bagliore di luce ha invaso tutto il mio essere e ho sentito come una voce da dentro che mi diceva: “sarai mia!”. Quella notte non dormii dalla gioia che mi rimase dentro per diversi giorni. Ho cominciato subito a partecipare all’Eucaristia ogni mattina alle 6:00, prima di recarmi al lavoro con mio padre, il quale non era contento di questa mia trasformazione; pensava, come tutti in casa, che mi fossi innamorata di un ragazzo. Mio padre sognava un grande matrimonio per me, con qualche figlio di industriale... Mentre io chiedevo a Dio di farmi capire dove Lui mi voleva.
La Parola del Vangelo: a chi mi ama mi manifesterò (cfr. Gv 14, 21) e quello che avrete fatto al più piccolo l’avrete fatto a me (cfr. Mt 25,40) mi invitava a vivere per incarnarla, darle corpo, testimoniarla quale era: Parola viva. Ho iniziato prima di tutto in famiglia, al lavoro, ovunque, e accoglievo ogni difficoltà come Suo dono d’amore. Questo vivere solo per amore Suo, mi preparava alla vigilanza nel cogliere il Suo progetto per me.

Direi che la mia vita è stata trasformata dalla Parola, che mi ha fatto uscire da me stessa verso l’Altro e l’altro e continua a trasformarmi giorno dopo giorno nella misura in cui le faccio spazio nel silenzio della preghiera come nelle relazioni quotidiane e fa sì che io non m’importi più di me stessa, mi rende disponibile mani, cuore, testa, piedi, affidandomi a Maria, a quello che Dio o la comunità desidera, lì è la mia felicità.
Ho conosciuto le Missionarie Secolari Scalabriniane a Solothurn (Svizzera). Sono rimasta subito attratta dalla loro vita, mi sentivo a casa; e questo valeva anche per la realtà dei migranti, dei quali avevo sentito parlare da mio padre:  lui era dell’idea che il progresso avrebbe presto eliminato l’emigrazione di tanta povera gente.

Se tornassi indietro, rifarei questa scelta. Tale strada ha dato un senso alla mia vita, un senso pieno in un cammino missionario -da migrante con i migranti- per amore, il Suo Amore, che mi apre a tutti e che passo per passo mi può trasformare in una persona sempre più universale. Finché vivo non posso che ringraziare di questa chiamata, alla quale continuo a rispondere nella mia piccolezza e limitatezza, ma è Dio che cammina con me ovunque, anzi mi precede.

per la redazione

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